GREEN HILL: LAV, BENE APPROVAZIONE NORMA RESTRINGI-VIVISEZIONE (2)

GREEN HILL: LAV, BENE APPROVAZIONE NORMA RESTRINGI-VIVISEZIONE (2)
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(AGENPARL) – Roma, 31 lug – Con l’articolo 13 della Legge di delegazione europea approvato oggi in via definitiva dalla Camera dei Deputati, sarà chiuso per sempre l’allevamento Green Hill e non vedremo mai più il nostro Paese complice nell’ospitare questo tipo di lager. Vi sembra poco? Vi sembra poco evitare a migliaia di animali dolori insopportabili causati da elettrodi nel cervello con stimolazioni cerebrali profonde, necrotizzazione dei tessuti, asporto di organi, amputazioni, allucinazioni psichiatriche, paralisi e spasmi senza nessun tipo di anestetico che possa alleviare l’inferno in cui sono? Sarebbe poco vedere finalmente l’Italia libera da procedure fallimentari dove gli animali sono usati come bacini di organi con cui comporre un tetro puzzle? E il divieto senza se e senza ma di esperimenti di droghe, alcool, tabacco, armi, di molte esercitazioni didattiche. Mentre qualcuno discetta sui “se” e i “ma”, migliaia di animali soffrono nel silenzio dei sotterranei dei laboratori, resi dipendenti da droghe in preda a convulsioni, modificati geneticamente per soffrire senza tregua; il sì a questo articolo significa la loro vita! Non si tratta del futuro testo di legge (che sostituirà il Decreto legislativo 116 del 1992) né di semplici e non vincolanti pareri, di ordini del giorno o dichiarazioni a verbale senza alcun valore costrittivo, ma di principi e criteri vincolanti di una legge dello Stato per la stesura del prossimo articolato, da parte del ministero della Salute. Questo articolo rappresenta la base per una legge realmente migliorativa per i quasi 900mila animali utilizzati ogni anno in Italia e un futuro concreto per i metodi sostitutivi e la ricerca innovativa nel nostro Paese. Un punto di partenza per altri cambiamenti. L’alternativa? Un recepimento-fotocopia della direttiva e nessun cambiamento alla situazione attuale per cui tutto è possibile. Noi non siamo iscritti al partito del “tanto peggio-tanto meglio”. In Parlamento non era all’ordine del giorno il no totale alla vivisezione, il nostro obiettivo, e per questo sosteniamo l’iniziativa europea dei cittadini “Stop Vivisection” che non è in antitesi con questa battaglia, ma questo articolo 13 delle Legge di delegazione europea 2013, rappresenta una svolta e un esempio per tanti altri Paesi. Chi afferma il contrario fa demagogia sulla pelle degli animali. Nessuno infatti è mai andato così vicino nel vedere riconosciuti alcuni diritti degli esseri senzienti che subiscono violenze inutili in nome di una falsa scienza. Principi fondamentali anche per la rinascita del Paese, vengono infatti sostenuti e promossi i metodi alternativi che attualmente rivestono solo un ruolo secondario mentre sono molte le potenze economiche internazionali che stanno investendo in questa promettente area. Questo articolo è una speranza per tutto il Paese che deve trovare nella ricerca innovativa ed eticamente compatibile, un motivo di eccellenza e rinascita. Dicevano che una ricerca senza animali non è possibile, ma insieme abbiamo recentemente festeggiato la fine dei test cosmetici su animali in Europa. Quindi la storia ci dimostra come la legge sia stata stimolo per le industrie che hanno investito nelle alternative e trovato innovazione, etica e profitto. E che anche quando a qualcuno sembra “poco”, è successo proprio a noi nel 2004 con la Legge 189 contro il maltrattamento e la modifica del Codice penale(fondamentale per l’azione giudiziaria contro Green Hill) questo “poco” non è assolutamente poco, è un avanzamento concreto e non a chiacchiere. E’ un atto che salva animali. La miglior riprova che l’articolo 13 salva animali è importante e che inizia a far sgretolare – dopo Green Hill e in quella scia – l’impero della vivisezione, è stata datadall’opposizione che questo ha ricevuto. Dalla mobilitazione a favore della sperimentazione sugli animali che è stata ricacciata indietro grazie a un lavoro tattico e di forza parlamentare, a una paziente e difficile tela che siamo riusciti a tessere. Come è nel nostro stile, di concretezza e fermezza. Un punto di ri-partenza e non di arrivo. Perché c’è ancora tanto, tantissimo, da fare e ottenere. Più forti, anche grazie a questo positivo risultato. Ma vediamo nel dettaglio cosa prevede l’articolo 13 che ora diventa legge: a) orientare la ricerca all’impiego di metodi alternativi; i metodi alternativi sono stati riconosciuti dal 1959 e a livello mondiale sono molte le potenze economiche che si stanno interessando ad investire in questa promettente area purtroppo infatti in Italia essi non trovano sufficiente sostegno rimanendo rilegati a una scienza di serie b. La definizione può essere vincolante con una trasposizione nel futuro decreto legislativo. b) vietare l’utilizzo di primati, cani, gatti ed esemplari di specie in via d’estinzione a meno che non si tratti di ricerche finalizzate alla salute dell’uomo o delle specie coinvolte, condotte in conformità ai principi della direttiva 2010/63/UE, previa autorizzazione del ministero della salute, sentito il Consiglio superiore di sanità; Al momento queste specie godono di particolari tutele solo sulla carta, nei fatti vengono eseguite sperimentazioni, non richieste da nessuna legge, anche fortemente invasive come investigazioni psichiatriche e affaticamenti sul sistema cardiovascolare che portano alla morte. Il sì a questo punto significa eliminare tutti quei test che subdolamente vengono classificati come ricerca di base. Il previsto parere del Consiglio Superiore di Sanità, passaggio innovativo, permetterà un’assunzione di responsabilità più alta sull’autorizzazione a un esperimento, finora data all’Istituto Superiore di Sanità che ha giudicato anche i propri esperimenti su animali. c) considerare la necessità di sottoporre ad altre sperimentazioni un animale che sia già stato utilizzato in una procedura, fino a quelle in cui l’effettiva gravità delle procedure precedenti era classificata come «moderata» e quella successiva appartenga allo stesso livello di dolore o sia classificata come «lieve» o «non risveglio», ai sensi dell’articolo 16 della direttiva 2010/63/UE; l’angoscia e il dolore a cui si sottopone l’animale ripetutamente devono essere limitati per non creare condizioni di sofferenza insopportabili e non recuperabili. Fra i commi dell’articolo 12 è uno dei meno innovativi. d) vietare gli esperimenti e le procedure che non prevedono anestesia o analgesia, qualora esse comportino dolore all’animale, ad eccezione dei casi di sperimentazione di anestetici o di analgesici; questo divieto, sul quale si sono concentrate forti pressioni da parte dell’opinione pubblica, comporta la non esecuzione delle procedure che comportano livelli di dolore altissimi e prolungati, non alleviati in nessun modo. Purtroppo, anche se queste sperimentazioni dovrebbero rappresentare l’eccezione, di fatto sono in aumento: ben 350 nell’ultimo biennio (dati forniti dal ministero della Salute relativi al biennio 2008-2009). Tra le procedure più cruente e dolorose ricordiamo, ad esempio, stimolazioni cerebrali profonde con elettrodi, trapianti di intestino e termoablazione. e) stabilire che la generazione di ceppi di animali geneticamente modificati deve tener conto della valutazione del rapporto tra danno e beneficio, dell’effettiva necessità della manipolazione, del possibile impatto che potrebbe avere sul benessere degli animali valutando i potenziali rischi per la salute umana, animale e l’ambiente; gli OGM sono una realtà che interessa oltre il 60 per cento degli animali prodotti e utilizzati nei laboratori, una percentuale alta che non è attualmente regolamentata e che comporta dei potenziali rischi sia per la salute umana che animale. Questo campo è in evidente espansione e la direttiva europea sul tema è vaga e approssimativa. Una efficace regolamentazione comporta maggiore controllo sul numero di animali prodotti e sul livello di dolore inferto insito nella creazione di alcune alterazioni genetiche. Significa animali in meno utilizzati nella sperimentazione. f) vietare l’utilizzo di animali per gli esperimenti bellici, per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d’abuso, negli ambiti sperimentali e di esercitazioni didattiche ad eccezione dell’alta formazione dei medici e dei veterinari; in merito alla didattica, gli studenti non sarebbero più formati guardando al modello animale come quello unico di riferimento, ma formati con competenze più alte (come dimostra la larga diffusione di supporti sostitutivi nelle Università emergenti di Europa, U.S.A., India e Giappone) con una maggiore attenzione verso una scienza moderna. La legislazione attuale prevede già che, quando disponibili, debbano essere impiegati metodi non animali ma nei fatti non esiste nessun controllo o incentivo.
Per quanto riguarda gli esperimenti bellici ufficialmente non esistono procedure sperimentali su animali in questo ambito ma il divieto posto eviterebbe la eventuale ripresa di tali test. Mentre, per gli ambiti sperimentali riguardanti xenotrapianti e le ricerche su sostanze d’abuso, essi sono scientificamente riconosciuti come altamente fallimentari e dolorosi, inoltre sono ritenuti dalla maggior parte dei cittadini eticamente inaccettabili (YouGov Survey Result 2009 & Eurispes 2012) e, mai come in questo campo, possono essere potenziate le ricerche epidemiologiche. Complessivamente solo questo comma darebbe la vita ad alcune migliaia di animali ogni anno. g) vietare l’allevamento nel territorio nazionale di cani, gatti e primati non umani destinati alla sperimentazione; tale divieto rappresenta una necessaria risposta positiva da parte del legislatore alle costanti e intense pressioni esercitate dall’opinione pubblica (milioni di italiani) fortemente critica nei confronti delle attività svolte nell’unico allevamento di cani per la vivisezione presente in Italia. Nel nostro Paese non vi sono infatti allevamenti di primati né di gatti destinati agli esperimenti . L’unica attività in funzione di tale genere è l’allevamento di cani beagle, Green Hill di Montichiari, di proprietà della multinazionale Marshall, che mandava all’estero almeno l’80 per cento dei suoi “prodotti”, attualmente implicata in vicende giudiziarie. Questo comma ne decreterebbe la chiusura per legge e il coronamento di una battaglia di attivisti e associazioni in corso da anni e creerebbe la base per un cambiamento europeo sostenuto da altre associazioni animaliste internazionali. h) definire un quadro sanzionatorio appropriato e tale da risultare effettivo, proporzionato e dissuasivo, anche tenendo conto del titolo IX-bis del libro II del codice penale; Un quadro “appropriato, proporzionato e dissuasivo” deve contenere fra le previsioni richiami ai reati contro gli animali previsti dal Codice penale, sanzioni pecuniarie efficaci, sospensioni e ritiri delle autorizzazioni. Al momento le sanzioni sono solo di tipo amministrativo e irrisorie. Da un punto di vista giuridico il richiamo al titolo IX-bis del codice penale è positivo e innovativo. i) sviluppare approcci alternativi idonei a fornire lo stesso livello o un livello superiore di informazioni rispetto a quello ottenuto nelle procedure che usano animali, ma che non prevedono l’uso di animali o utilizzano un numero minore di animali o comportano procedure meno dolorose, nel limite delle risorse di cui alla lettera i), accertate e iscritte in bilancio. I metodi alternativi sono una realtà affermata da decenni e stimata all’estero. E’ importante che con questo primo passo anche l’Italia si ponga su un piano competitivo in questo settore, innalzando il livello della ricerca nazionale e creando nuove prospettive di lavoro. Nonostante il Decreto legislativo 116 del 1992 in vigore e la nuova Direttiva europea 2010/63 li impongano come prioritari rispetto al modello animale da più di 20 anni, le statistiche continuano a mostrare come l’Italia sia saldamente ancorata alla sperimentazione pre-clinica, arrivando ad utilizzare e uccidere quasi 900’000 animali all’anno. Il sostegno economico al loro sviluppo – che avremo voluto più forte – è qui comunque la base affinché ci sia una concreta conversione culturale e scientifica. l) destinare annualmente nell’ambito di fondi nazionali ed europei finalizzati alla ricerca per lo sviluppo e la convalida di metodi sostitutivi, compatibilmente con gli impegni già assunti a legislazione vigente, a corsi periodici di formazione e aggiornamento per gli operatori degli stabilimenti autorizzati, nonché adottare tutte le misure ritenute opportune al fine di incoraggiare la ricerca in questo settore con l’obbligo per l’autorità competente di comunicare, tramite la banca dei dati nazionali, il recepimento dei metodi alternativi e sostitutivi. Come già argomentato nel punto precedente, il finanziamento di ricerche per lo sviluppo e validazione dei metodi alternativi è fondamentale per la loro diffusione. Nonostante l’Italia abbia l’onore di ospitare l’ECVAM (Centro europeo per la validazione dei metodi alternativi) presso il CCR europeo di Ispra, il nostro Paese è silente in questo settore e manca la coordinazione degli Istituti che possono affacciarsi in questa promettente area. (fine)
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