GRECIA: IL VOTO PREMIA LA LINEA NO-AUSTERITA’, MA E’ STALLO

GRECIA: IL VOTO PREMIA LA LINEA NO-AUSTERITA’, MA E’ STALLO
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(AGENPARL) – Atene, 07 mag – Crollano i tradizionali partiti del bipolarismo greco, incassano le liste della sinistra più radicale e l’estrema destra sorprende tutti con il 7 per cento dei voti. Molti in Grecia hanno detto no all’Euro, e sembra ora più vicina l’uscita degli ellenici dalla moneta unica. Il voto di ieri disegna un quadro politico dove sarà difficile formare una salda coalizione di governo. Questi i numeri quasi definitivi: il centrodestra di Nuova Democrazia al 18.9 per cento, la coalizione di sinistra radicale Syriza al 16,76 per cento, il centrosinistra del Pasok al 13,2 per cento, i comunisti all’8,3 per cento, l’estrema destra di Chrysi Avgi al 7 per cento. L’affluenza è stata circa del 65 per cento.
Nuova Democrazia e Pasok erano abituati a contendersci la scena politica greca in un bipolarismo più o meno consolidato, mentre ieri hanno visto crollare il tradizionale impianto politico greco. Il leader di Nuova Democrazia, Antonis Samaras, sarà incaricato oggi di un difficile mandato esplorativo: avrà tre giorni per formare un’alleanza di governo, che coinvolga il Pasok e altre forze. “Siamo pronti a prenderci la responsabilità di formare un nuovo governo di salvezza nazionale con due esclusivi obiettivi: rimanere nell’euro e modificare i termini dell’accordo di prestito così che ci sia crescita e sollievo economico per la società greca”, ha detto Samaras.
La coalizione di sinistra Syriza, che è diventata il secondo partito superando il Pasok, è sì filo-europea, ma si oppone nettamente al “Memorandum”, il piano di austerity disegnato dalla ‘Trojka’ (Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale). Senza un governo che rispetti gli impegni del Memorandum, salterebbe tutto l’impianto degli aiuti internazionali ad Atene. Fa scalpore, infine, il risultato di Chrysi Avgi, “Alba dorata”, il partito di estrema destra che non ha mai registrato risultati degni di nota – nel 2009 aveva raccolto solo lo 0,29 per cento – ma che è ora al 7 per cento e porterà in Parlamento almeno una ventina di deputati.
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